Leggende della piramide di Cheope :: Egitto

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Leggende della piramide di Cheope

Il tempo di Orione

Nell'820 d.C. il califfo Abdullah Al Mamun tentò di violare la Grande Piramide di Cheope. Alcune carte in suo possesso gli indicavano, all'interno della piramide, l'esistenza di una stanza colma di grandi ricchezze. Il califfo fece aprire un varco nei grandi massi fino a scoprire, tra mille difficoltà, quello che oggi è chiamato il "corridoio ascendente" che porta in quella che, nelle speranze di Al Mamun, doveva essere la stanza del tesoro. In realtà, l'aspetto del locale era più simile a quello di una stanza funeraria, tanto che vi era pure un sarcofago. Di tesori neanche l'ombra, e anche il sarcofago che avrebbe dovuto contenere la mummia del faraone era vuoto.

Ma perché il sarcofago era vuoto se la piramide, sino ad allora inviolata, era destinata a contenere il corpo del faraone? Forse lo scopo della Grande Piramide non era quello considerato dall'archeologia ufficiale?

La piramide di Cheope misura 230 metri di lunghezza per ciascun lato, e 147 metri in altezza, occupa una superficie di 5,3 ettari e contiene 2.300.000 massi perfettamente squadrati alcuni dei quali pesano oltre le 15 tonnellate. Gli studiosi hanno versato fiumi di inchiostro cercando di immaginare come popoli appena usciti dal neolitico, quali gli antichi egizi, avessero potuto costruire le grandiose piramidi che li contraddistinguono. Con quali tecniche ingegneristiche avrebbero potuto tagliare, squadrare, trasportare e collocare con estrema precisione enormi macigni del peso di decine di tonnellate? Se nella Grande Piramide di Giza sono stati calcolati 2.300.000 blocchi di pietra, allora Cheope avrebbe dovuto organizzare un'impresa edile grandiosa, capace di posare un blocco di pietra ogni quattro minuti, ventiquattr'ore al giorno, per trenta anni di seguito (tale era la vita media allora) affinché alla sua morte potesse accogliere il suo corpo semi-divino usando esclusivamente corde, carrucole, tronchi, piani inclinati e attrezzature in pietra. Tutte queste spiegazioni, che hanno dominato la cultura della seconda metà del ventesimo secolo cominciano, negli anni novanta, a sgretolarsi dinanzi a più ardite teorie, suffragate da prove non ignorabili, che spostano la datazione delle piramidi egizie nella piana di Giza da quattromila anni fa ad almeno diecimila anni fa mentre la Sfinge sembra essere antica 10500 anni fa.

Qui si fa notare soltanto che il corpo di Cheope non fu mai trovato. Anche le piramidi di Chefren e Micerino non contenevano il corpo dei faraoni.

Gli egittologi, speculando sulla Grande Piramide, hanno trovato molte particolarità di carattere matematico-geometrico, ed hanno accreditato agli antichi egizi del 2500 a.C. grandi conoscenze matematico-astronomiche, come l'esatta misura della Terra, il suo peso e la sua densità, la distanza Terra-Sole, la durata dell'anno solare, la conoscenza del pigreco. Ma in realtà, come abbiamo detto, la matematica egiziana non avrebbe potuto arrivare a tanto, e le loro conoscenze di geometria erano di carattere "pratico", sufficienti solo per ristabilire i confini delle coltivazioni dopo le piene del Nilo, e la loro "astronomia" era, più che altro, simile alla "astrologia".

Che gli egiziani non fossero poi in definitiva così evoluti come le piramidi, erroneamente ad essi attribuite potrebbero far credere, lo si può dedurre dalle mummie faraoniche e dai pur pregevoli corredi funerari: gli egizi avevano scoperto una parte del potere della piramide, cioè quello di preservare a lungo i corpi morti (e, sembra, anche quello di affilare o spuntare le lamette da barba, in base alla posizione della luna), e inoltre usavano delle sostanze che conservavano (malamente) i corpi morti dei sovrani o di alti dignitari, quasi a voler sottolineare il potere della piramide, ma niente di più: Le loro concezioni di scienza e medicina si collocano secondo gli standard dell'epoca neolitica o del bronzo: non avevano, per esempio, coscienza della funzione del cervello, e le eventuali altre loro "invenzioni", quali delle presunte batterie rame-ferro (le pile di Baghdad), che se mai furono da loro inventati, sono da inquadrare come fenomeni casuali e inconsapevoli il cui uso sembra fosse comunque limitato alla galvanostegia (la doratura di metalli), o riferiti a queste misteriose civiltà o divinità, come gli altrettanto misteriosi strati di mica di cui è infarcita la roccia di alcune costruzioni nella città maya di Teotihuacàn.

Permangono così molti interrogativi cui la scienza ufficiale non sa rispondere: le particolarità di carattere matematico-astronomico nell'architettura delle piramidi sono da attribuire agli egizi storici del II millennio a.C., nonostante la loro matematica alquanto limitata? E il culto della divinità solare, tipica di popoli tecnicamente evoluti, pur nelle sue innumerevoli varianti, è propria di un popolo dedito alla magia e alle superstizioni quale quello egizio? Se consideriamo la nuova datazione delle piramidi (quelle più antiche nella piana di Giza) e della sfinge, non arriviamo a chiamare in causa la mitica civiltà di Atlantide, scomparsa, secondo la leggenda, più di 10.000 anni fa? Per cui la storia dell'antico Egitto è ancora tutta da scoprire...

Il primo mistero è il fatto che l'interno di queste grandi piramidi non contiene geroglifici o disegni, a differenza di quelle di Nefertari o di Tutankhamon. Viene insomma il dubbio che in realtà le piramidi della piana di Giza non avessero, in origine, la funzione di tombe reali.

Hancock e Bauval hanno trovato che la disposizione delle piramidi corrisponde a quella di alcune stelle della costellazione di Orione, sacra per gli egizi, che la identificavano con la dimora di Osiride.

Forse allora le piramidi non erano tombe, ma edifici di culto. Da queste constatazioni, negli anni sessanta, furono scritte alcune entusiasmanti pagine dell'egittologia come lo studio dell'allineamento del condotto di areazione della "Camera del Re" con Zeta Orionis mentre il condotto meridionale puntava su Sirio, la stella di Iside, nella posizione in cui queste stelle dovevano trovarsi nel 10.450 a.C.

La piana di Giza rappresenta quindi una specie di orologio stellare che segna l'epoca di Osiride, l'epoca del "primo tempo"? Un'epoca che, ufficialmente appartiene al mito, "l'età dell'oro" della mitologia greca. Un altro famoso monumento della piana di Giza, la Sfinge, da recenti studi di paleoclimatologia, sembra confermare questa data. Ma chi, nel 10.500 a.C. costruì questi imponenti monumenti-messaggio?



http://egitto.katia.com/corrispondenza_fra_le_piramidi_im_18393.htm
Corrispondenza fra le piramidi e le stelle di Orione


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