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Pozioni afrodisiache
Le bevande alcooliche Secondo gli egiziani, le feste di re senza l’allegria prodotta dal vino e dalla birra erano inconcepibili. Il vino fungeva da pozione erotica da far bere ad una donna per farla impazzire di passione. La pozione era composta da: corpo secco di toporagno ridotto in polvere, sangue del secondo dito dell’uomo, quello del cuore; poi si mescolava il tutto e lo si versava in una coppa di vino.
La Birra La birra egiziana, assai alcolica, era prodotta con lo stesso metodo della birra ancora oggi usata in Sudan e in Egitto. Per produrre questa birra si mettevano a fermentare al caldo, in acqua e grano, pagnotte d’orzo o di grano cotte allo scopo di salvare gli enzimi della fermentazione; il liquido denso veniva filtrato e poi lasciato a depositare dentro giare di terracotta. La birra più comune a quei tempi era quella rossa, mentre meno frequente ma più inebriante era quella nera.
Il vino nella civiltà egiziana Un momento molto importante nella vita dell’antico Egitto era quello della raccolta dell’uva. La vite, che esisteva in Egitto già in epoca pre - dinastica, era diffusa nel delta; nel Fayum e nelle oasi occidentali, dava uva bianca e nera, che era usata soprattutto per produrre vino. Un geroglifico della prima Dinastia dimostra come la viticoltura fosse già sviluppata nell’epoca antica. L’uva veniva pigiata dagli uomini con i piedi in grandi tini in muratura; il mosto era poi filtrato e quindi il vino era posto in anfore di terracotta, rese impermeabili con della resina spalmata all’interno e sigillate con argilla; sull’anfora erano scritti, come sulle nostre etichette, la posizione del vigneto e l’anno della vendemmia. Successivamente le anfore venivano stivate nei magazzini e registrate dagli scribi. Alternativi al vino d’uva, esistevano il vino di datteri, il vino di fichi, molto alcolico, e il vino di melagrana; si importava anche vino dalla
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